mercoledì 29 febbraio 2012

Jack Farner (Emanuele Gabellini)


Jack Farner non era mai stato un tipo atletico, scattante, pronto all’azione. Il suo incedere era abbastanza lento e si bilanciava con un passo lungo, per via della sua altezza, tre centimetri sopra i due metri. Col passare del tempo questo atteggiamento incline al riposo non aumentò, ma rimase stabile. Quando gli amici andavano a giocare a basket lui preferiva rimanere a casa, non tanto per passare il tempo in un altro modo, quanto per apatia: era perennemente svogliato. Un giorno fu trascinato dai compagni al campo, dove giocò appena cinque minuti. Dopodiché, lasciò tutti e se ne andò. Non una goccia di sudore. Infatti, tornato a casa, non fece nemmeno la doccia e rimase in tuta. Anzi, era pronto per farsi una bella dormita, per cercare di recuperare le forze. «Quali?» si chiese. «Ma come mai non ho forze? Ho ventitré anni, dovrei essere nel pieno della mia vitalità,» si diceva spesso.
Una sera fece un’eccezione, l’ultima della sua vita. Convinto da valide motivazioni uscì con Mary, una ragazza conosciuta in biblioteca, dove prendeva in prestito i libri per passare intere giornate sdraiato sul divano a leggere.
Mary non rimase per nulla soddisfatta quella sera...
  
Passarono quattro anni, tra centinaia di libri d’ogni genere, e la rete del letto che toccava terra.
Una mattina, al risveglio, la situazione peggiorò tanto da spaventare Jack. Aveva le ossa rotte, si sentiva molto fiacco. Si alzò, barcollò verso il bagno e sedette sul water. A stento si rialzò e si avviò in direzione del letto. Riusciva a malapena a stare in piedi. Come se avesse la febbre, ma non aveva brividi, provava invece una sensazione nuova, mai sentita prima.
Preoccupato, telefonò al medico di famiglia che conosceva da quando era bambino. Il dottore ascoltò per bene la descrizione dei sintomi e gli diede un appuntamento per la mattina seguente. Lo studio non era molto distante da casa, ma per lui era come fare la maratona di New York. Recuperò un po’ di forze e si incamminò. Entrò nella stanza del dottor Parker, il quale lo invitò subito ad adagiarsi sul lettino. Lo visitò a fondo; ben presto gli avrebbe fatto sapere i risultati. Curava i suoi pazienti in un centro medico specializzato, non il migliore, ma dotato di ottimi mezzi.
Dopo sette giorni Jack ricevette i risultati delle analisi direttamente a casa. Il medico, per non farlo affaticare troppo, gliele aveva fatte recapitare da uno spedizioniere. Questo mise Jack in uno stato di ansia. Se mi manda le analisi a casa e non vuole che vada io a ritirarle significa che la situazione è veramente preoccupante.

(Continua sul libro...)


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