mercoledì 29 febbraio 2012

Il viaggiatore (Daniele Picciuti)


Giorno 1 – Ora zero

«Che cos’è?»
Silvia indicò la sagoma scura sullo schermo. Aveva una forma sferoidale e, anche se l’immagine non era definita, c’erano buone probabilità che fosse ciò che stavano cercando.
«È lei,» disse Mauro, alle sue spalle. «Che ne pensi?»
«Sì,» rispose Silvia, digitando sulla tastiera il codice per avviare la scansione interna.
Pochi secondi di attesa e su un display più piccolo sotto lo schermo apparve una struttura tridimensionale con un puntino rosso al centro.
«È la Colombo,» sorrise Mauro. «Cazzo, Silvia, l’abbiamo trovata!»
Lei indicò il puntino rosso sul display.
«È ancora vivo. Com’è possibile?»
Mauro scosse la testa.
«Che importa? Non siamo qui per lui.»
Silvia provò un moto di disprezzo. Ogni tanto si dimenticava di che pasta era fatto il suo ex-marito.
Lui la guardò, rendendosi conto di aver indossato per l’ennesima volta i panni del cinico bastardo. Rifletté su come, in barba al tempo, lei fosse sempre più bella coi capelli raccolti e la pelle chiara come un riflesso di luna piena.
«Avvisiamo gli altri,» disse Silvia, glaciale, scrollandosi di dosso gli occhi impertinenti di Mauro. «Qualcuno deve scendere.»


Orfeo 21, Giornale di bordo, giorno 7

L’aria è come vuota, silenziosa, morta.
Nelle orecchie e nella testa le urla dei miei compagni riecheggiano ancora, inchiodandomi sul ciglio della follia, dove sento che potrei precipitare da un momento all’altro, se solo i ricordi non fossero così frammentari.
Sto dimenticando, questa è la verità.
Ma perché?
Ricordo l’infermeria, le luci al neon che tremolano intermittenti, accompagnate da un ronzio leggero. E tutto quel sangue... così rosso da far male agli occhi, di chi era?
Questo vuoto, questo maledetto vuoto...
Perché non riesco a ricordare?


Giorno 1 – Discesa

Jeremy era l’unico irlandese nel team italiano della Orfeo 21, voluto in quella spedizione dagli illustri scienziati di Padova, che ritenevano i suoi studi nel campo dell’astrobiologia i migliori in circolazione. Aveva una faccia rotonda e pochi riccioli pel di carota appollaiati sulla testa, due rossi sulle guance che si accendevano ogni qual volta mandava giù un bicchiere di gin, il che accadeva puntualmente tutte le sere dopo cena, e un accento italiano tale da farlo sembrare ubriaco anche quando non lo era.
Dopo che la voce di Mauro all’interfono li aveva chiamati tutti a raccolta in plancia, Jeremy era stato il primo ad arrivare, eccitato come un ragazzino nel giorno di Natale.
«Siete sicuri?» domandò, osservando la struttura tubolare sul display.
«È la Colombo,» confermò Mauro.
La sonda Cristoforo Colombo era decollata dallo spazioporto di Genova il 21 marzo 2150 e aveva viaggiato per centodue anni sfruttando una tecnologia mai testata prima. Questa consentiva a sofisticate apparecchiature installate all’interno di deformare lo spazio-tempo attraverso una sequenza di impulsi elettromagnetici in grado di coordinare il salto nell’iperspazio.
La Colombo aveva raggiunto luoghi inimmaginabili e finalmente era tornata, atterrando su Lira III, un piccolo mondo roccioso poco più grande di un asteroide, orbitante ai margini del Sistema Solare, per certi versi simile alla colonizzata Luna, ma disabitato.
Jeremy non stava nella pelle.
«Come soon! Voglio essere il primo a entrare nella sonda!»
Mauro si alzò dalla poltrona e gli fece cenno di calmarsi.
«Non corriamo rischi inutili. Il rilevatore di calore mostra una presenza all’interno, probabilmente il viaggiatore è ancora vivo. Tuttavia, non siamo sicuri che sia lui, quindi dobbiamo prevedere ogni evenienza.»
«Vivo?» quasi urlò Jeremy. «Ma non è possibile!»
«Proprio per questo non dobbiamo correre rischi,» insisté il comandante.
Scrutò a uno a uno i membri dell’equipaggio, cercando di interpretarne i pensieri dagli sguardi.
Stefano e Franco, i due astronauti, erano lì per dare supporto tattico e militare in caso di necessità e i loro occhi non dicevano molto più di questo. A ordine, eseguivano.
Guido, il medico di bordo, appariva preoccupato. Al contrario, Jeremy sembrava eccitato all’idea che il viaggiatore fosse sopravvissuto al lungo tragitto interstellare.

(Continua sul libro...)

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